Quando è un giorno speciale, andiamo in un ristorante speciale, ci sediamo intorno ad un tavolo e iniziamo il rito. E’ un rito che conosciamo così bene che sembra qualcosa di normale, ma non lo è. Segue delle regole.
Natale a Piano35
Ci sediamo, posiamo la borsa, controlliamo il cellulare, ci guardiamo in torno, discretamente. Attendiamo, leggiamo il menù, scegliamo cosa mangiare. Arriva il pane, l’acqua, i profumi dalla cucina e le voci degli altri tavoli. Quanto a nutrirci, lo facciamo tutti i giorni, ma mangiare è un’altra cosa. E mangiare insieme, ancora un’altra. Il ristorante è un posto speciale in cui si va per celebrare, ricordare, sedurre, blandire, ricollegare, sancire e godere. Durante le feste di Natale i ristoranti si riempiono per questo. Piccole grandi tribù intorno a un fulcro. Possono essere tribù astiose o armoniche, felici o infelici, recenti o antiche, numerose o scarne, ma sempre si tratta di tribù attorno ad un centro.
Mangiare insieme, allo stesso ritmo, senza distrazioni, in un’ambiente fuori dalla nostra casa è un rito antico che allinea le coscienze e sancisce un legame. A Natale lo si fa per obbligo, si sa, per abitudine, per tradizione, qualche volta per affetto vero. In ogni caso, noi si va la, col nostro carico famigliare, con gli amori, le speranze, i non detti ed i rancori..e tutto è magicamente pronto. Il ristorante è li per noi, apparecchiato, caldo, pulito, elegante.
Beh, volevo dirvi che non è la fatina dei sogni che fa tutto questo. Certo si può dire “Io pago, ci mancherebbe altro” Ma forse vale la pena spendere un pensiero per chi è dietro le quinte la notte del 24 o la notte del 31, perché è Natale anche per loro. Allora perché sono li?


Ci sono cose che non si fanno solo per lo stipendio. Cioè, anche per quello, ma non solo. Ci sono persone la cui passione è così intensa che passa sempre davanti a tutto il resto. Allora la fatica non è più così fatica e l’obbligo si stempera nello slancio. Nei ristoranti è così: mai visto un ambiente lavorativo con un così alto livello di passione e dedizione. Sono spesso giovani, molto giovani eppure hanno già girato il mondo, parlano inglese, hanno studiato e hanno già accumulato una quantità di ore di straordinario da non credere. E sono li per noi, per la nostra cena di Natale. E vogliono che sia perfetta, davvero. Lavorano sodo perché noi si possa avere un ricordo perfetto, da custodire negli anni. A me sembra meraviglioso. E per nulla scontato.

Il giorno di Natale sono andata a Piano35 a fotografare dietro le quinte. I ragazzi erano tutti visibilmente stanchi, che il ristorante ha aperto a giugno e da allora non si sono fermati mai.
Fotografare in una cucina durante un servizio è un’argomento che merita un post a parte: devi essere silenzioso e soprattutto non intralciare. Le cucine hanno come dei fiumi invisibili, delle correnti che non devi attraversare, per non rallentare, intralciare, far cadere e peggio. Dunque cheta-cheta ho aspettato che il ritmo calasse e che il servizio volgesse al termine per iniziare a fare qualche ritratto. Perché ve le voglio proprio mostrare le facce di questi ragazzi. Quelli che sono dietro e non si vedono mai. Quelli che lavorano e non salgono mai alla ribalta.
Fabio Macrì, sous chef di Piano35

Questi sono alcuni dei ragazzi delle brigate di sala e cucina di Piano35, a loro va il mio omaggio. La gratitudine e l’ammirazione per la loro gioventù cosi piena di passione e dedizione che, vivaddio, scardina tutte le nostre più tetre considerazioni sul futuro.
Buon 2017 ragazzi, keep going, keep fighting

Grazie Alessandra è un vero piacere leggere quello che scrivi e vedere le tue fotografie
Grazie mille Robi!