Spiego da anni a tutti l’importanza di farsi fotografare da un professionista per avere un’immagine di sè che sia insieme professionale e veritiera. Veritiera nel senso profondo del termine, cioè un’immagine che racconti davvero qualcosa di sè. Non basta esser venuti bene, non basta un selfie, non basta un’immagine qualsiasi di quando avevamo 10 anni in meno. Ci vuole un ritratto. Un ritratto che racconti chi è la persona dietro l’azienda. Chi pensa, crea, soffre, inventa. Occorre il coraggio di metterci la faccia.

Ecco, tutte queste belle parole ed in questi giorni in cui sto rifacendo il sito mi son resa conto che le uniche foto che davvero mi mancano, sono le mie. O meglio, ho un sacco di foto di back stage, rubate, storte, fatte al volo con l’iphone da qualche assistente indaffarato in altro. Alcune di queste sono anche belle. Ma nessuna mi racconta in tutta la mia totalità di fotografa, femmina, che ama il cibo ed i cuscini sui quali ritrae. Occorre farmi coraggio e pensare al MIO ritratto. Occorre chiedere aiuto, perché pensare ed immaginare un progetto fotografico su di se è immensamente più difficile che farlo per un altro.. Il nostro stesso sguardo rivolto su di noi ci fa vedere sempre le stesse cose e ce ne nasconde altre. Il ritratto vive di uno sguardo esterno, complice che ci aiuti a tirare fuori il meglio di noi. E’ quello che io faccio per ogni cliente, ora ne ho bisogno io. Allora, per fare le cose per bene, ho chiesto ad alcuni fondamentali alleati:
- Elisa ed Adriano che hanno già fotografato il mio matrimonio. Loro sono dei grandi ritrattisti, delicati, poetici senza facili sbrodolature melense.
- Romina Rezza, stylist dai gusti essenziali ed arditi, capace di mischiare vintage e futuro come poche.
Insieme abbiamo pensato ad una location antica e luminosa e quello chè è venuto fuori è la Sala di Diana della Reggia di Venaria Reale. Mamma mia, iper-sabauda! Per un attimo ho pensato che fosse troppo. Troppa gente, troppa energia, troppo tempo. Ma questa è la cura che do ai miei ritratti, quelli in cui accompagno il cliente ad immaginare il suo modo di mostrarsi. In cui lo metto a suo agio e lo prendo per mano fino a portarlo davanti all’obiettivo rilassato e sicuro di sé. Allora, perché per me no? Come spiegare alla gente che un ritratto è un valore se non ho un ritratto di me stessa per prima?

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