Le cose accadono, quelle inaspettate e quelle aspettate da sempre. Accadono e quando accadono ci sorprendono. Come un bambino immaginato, desiderato e portato dentro per nove mesi. Eppure quando nasce ci sorprende. Il reale ci sorprende, che è sempre mezzo passo avanti (o indietro) alla nostra capacità di percepirlo. E poi c’è la questione del tempo. A volte non passa mai e si ripete uguale a se stesso in un panorama grigio di noia, che conosciamo in ogni suo piccolo dettaglio. A volte il tempo corre ed irrompe e ci sorprende come un agguato, come un tuono o un arcobaleno che prima non c’era e ora c’è.
Pensavo a tutto ciò guardando questa foto che ho fatto una sera d’estate di qualche tempo fa. Ero sul balconcino della mia casa da single. Forse ero rientrata dal lavoro, avrò salutato Gatto Mario (ciao Mario!) e tolte le scarpe, forse mi sarò versato un bicchiere di birra fresca. Io non sono una fotografa che ama fotografare i paesaggi, non sono brava negli sguardi d’insieme, son più brava a guardare dritto negli occhi. Comunque quella sera la macchina sarà stata a portata di mano e la luce era davvero dorata, e ho fatto la foto. La Mole si staglia sulla corona delle montagne inondate dalla luce del tramonto, a lato, un edificio in costruzione. Si parlava già da tempo del nuovo Grattacielo Sanpaolo ed infuriavano le polemiche su quest’impresa che avrebbe rovinato lo skyline della città. Io pensavo, allora come oggi, che i profili delle città come quelli delle persone, sono destinati a mutare. Ciò che non muta è morto. Ma era un pensiero leggero, a lato della mia vita, come quando ci facciamo un’idea di qualcosa che accade nella nostra città, ma che non ci coinvolge più di tanto.
Quel grattacielo l’ho visto crescere, giorno dopo giorno, ma non l’ho mai guardato davvero, con la miopia che ci distingue come esseri umani. Poi sono stata per un po’ di tempo all’estero, sono stata in campagna e quando sono tornata lui era lì, imponente nel cielo sabaudo, si ergeva solitario sulla città di ieri. Non mi ero accorta di nulla ed un giorno l’ho visto cresciuto, come un giorno ti accorgi che quel ragazzino che ti veniva in braccio ora ha i baffetti e non si può capire quando sia successo, forse di botto è cambiato nella notte, forse sei tu che ti sei distratta.
Ora quel grattacielo contiene sulla sua cima il ristorante che Ivan ed io avevamo immaginato per gioco. Era un pensiero, messo nel cassetto dell’impossibile ed ora è qui. Dopo un tempo infinito di attesa del domani, finalmente è arrivato il futuro e va veloce. Dannatamente veloce, che ci manca il fiato.
