La Tinozzi
Da che mi ricordo, ho fatto la fotografa. La fotografia mi ha accompagnata, sostenuta, formata. Mi ha affinato lo sguardo tanto da consentirmi di vedere nella profondità del cuore degli esseri umani. Oddio non sono una maga, non vedo tutto, ma vedo qualcosa, un dettaglio, un indizio e da quel pezzetto di verità posso restituire un’immagine lucente di essere umano. Come un frammento di specchio, che se pur parziale, contiene l’immagine tutta. Questo è stato per me essere una fotografa: vedere la bellezza nei cuori.
Oggi che ho deciso di non fare più questo mestiere, rimango pur sempre una fotografa dentro. Quello che ho deciso è di non farne più il fulcro della mia professione. Da quando ho preso l’abilitazione come life-coach in Accademia della Felicità è esplosa chiaramente in me la consapevolezza che questo è quello che avrei fatto in questa seconda parte della mia vita. Si è chiusa una fase e se ne è aperta un’altra. Mi sono resa conto che che da anni, da quando avevo deciso di occuparmi di ritratto, il mio obiettivo principale era il mostrare la bellezza delle persone, alle persone. Per incoraggiarle, per invitarle a guardarsi con occhi innamorati e dire loro, fra le righe, guarda che bellezza, guarda che potenza, sei tu, sei proprio tu e meriti il meglio.
Diventare una coach è stato naturale. Tutto era già pronto in me, tutto era già allineato, a parte la mia testa. Lei è arrivata per ultima, come sempre. Ancora qualche passo indietro che mi diceva, ma davvero? …ma sei sicura? …ma ti sembra il caso? ma non è troppo tardi?
Certe volte la testa va ignorata e allora tutto va a posto.

Se vi interessa sapere qualcosa in più di me, vi posso riassumere alcuni essenziali passaggi degli ultimi 50 anni:
Anni 60, sul finire, nasco a Torino. Le mie prime fotografie sono in bianco e nero, in braccio a una mamma giovanissima con la crocchia cotonata e un papà pressoché imberbe. La specie umana ha da poco messo il piede sulla luna, ma ancora i pannolini si chiamano pezzette e si lavano a mano. La musica in sottofondo canticchia “ Lo sai che i papaveri son alti alti alti e tu sei piccolina..”
Anni 70. La giovane coppia dei miei borghesi genitori viene investita appieno dai postumi di un Sessantotto che mette gli zoccoli ai piedi di mia mamma e allunga le basette a mio papà. Mia mamma lascia il lavoro da ragioniera e si iscrive a Psicologia, mio papà inizia a fare il fotografo pubblicitario. È iniziata una nuova era! La musica in sottofondo sono gli Inti-Illimani. Nel frattempo arriva mio fratello, bello, biondo e gentile (come non esserne gelosa?).
Anni 80: vado al liceo con magliette di pizzo, rosari al collo e fouseaux alla Madonna. Mi innamoro, piango, mi innamoro, piango. Mi innamoro, piango. Tra un pianto e un limone, la musica suona “Papa don’t preach”.
Anni 90: vado all’Università. Avrei tanto voluto fare il Dams, o l’Accademia di Arte Drammatica, ma siccome mi sembra troppo, non lo chiedo neanche e mi iscrivo a Torino a Lettere Artistiche con indirizzo Storia del Teatro. Non era proprio quello che avrei voluto fare, comunque mi piace. Ho meno di 20 anni e vado a vivere da sola in una microscopica casetta di ringhiera che costa 100.000 lire. Per mantenermi alla sera vado a lavorare al Teatro Adua (che adesso è un supermercato, sigh) e comincio a collaborare agli uffici del Teatro Stabile di Torino. Inizio anche a praticare il Buddismo (e sicuramente mi salvo la vita). Mi laureo a pieni voti e volo a New York. Dove scopro che è vero che i tombini fumano e le sirene suonano tutta la notte. Mi innamoro pazzamente della città e non voglio tornare più. (La canzone del decennio è “One Love” e io voglio sposare Bono)
2000-2009: Sono in Italia, dopo anni di assistente fotografa in studio con mio padre (santocielo!), apro il mio studio e la P.IVA (che è ancora del 1999!) Sono grande ormai, ho un mutuo, una macchina, uno studio. Muore la pellicola e arriva il digitale. A dirlo così sembra una sciocchezza, ma è stato epocale. Inizio a lavorare per agenzie pubblicitarie, giornali, magazine, enti, aziende, industrie medie, grandi, grandissime e multinazionali. Il mondo sembra perfetto, c’è lavoro e c’è speranza.
Nell’aria aleggia “Rome wasn’t built in a day” e a parte il fatto che
non ho il fidanzato, vivo felice con una gatto nero di nome Mario.
Il lavoro si è fatto flessibile ed io comincio a viaggiare. Vivo per un po’ a Roma, a Londra, di nuovo a New York e persino Bali. Ascolto tutti e 6 i volumi del Buddha Bar. Ho qualche fidanzato che è meglio non nominare, continuo a vivere felice con il mio gatto Mario (che nel frattempo ha perso tutti i denti, ma non lo stile).
2015-2020: A sorpresa mi innamoro, mi sposo, mi trasferisco in campagna. Bruce canta per noi “I’m on fire”, Mario mi lascia e arriva Renzo the Dog. Quindi, con cane e marito mi trasferisco ancora a Torino e ancora a Milano. Inizio Accademia della Felicità, finisco il Master, mi abilito life-coach e decido che questo è il mio domani. Perché non c’é nulla che io sappia fare bene quanto incoraggiare.
E siamo arrivati qui, questo è il mio Late Bloom, la mia spettacolare fioritura fuori stagione.

